PARTE SECONDA
Perchè il calabrone ha un nome ed un cognome??? Potete leggerlo nella parte prima

La trofallassi non è esclusiva prerogativa delle api: lo scambio del cibo avviene anche all’interno delle colonie di Vespa crabro. Diversamente dalle api, però, il ciclo vitale dei calabroni è annuale anziché essere continuo e permanente.
Partiamo dalla tarda primavera, quando la Signora Antonia Veccia dà il via ad una fase solitaria in cui esce dal sito di ibernazione per iniziare a costruire un nido primario (grande appena una decina di centimetri) e deporre le prime uova. In questo frangente la ricerca di fonti alimentari zuccherine per la propria nutrizione e quella della prole da parte della fondatrice è assidua; le operaie di prima generazione, nutrite con solo nettare (carboidrati con un ‘pizzico’ di aminoacidi liberi), risultano di dimensioni minori delle successive la cui dieta è per lo più proteica.

I nidi primari per via delle dimensioni contenute e della loro costruzione in siti riparati, sono in genere di difficile individuazione.
Una volta nate, cresciute e pasciute le prime operaie si entra in una fase cooperativa e polietica dove Antonia inizia gradualmente a dedicarsi esclusivamente alla deposizione mentre le operaie alla caccia e alla costruzione del nido secondario.
Impastando fibre vegetali con la propria saliva, le operaie ottengono una pasta modellabile che, una volta asciugata, avrà l’aspetto e la consistenza di un solido cartoncino impermeabile, leggerissimo ma molto resistente.

Nido secondario. L’aspetto irregolare della superficie esterna del nido è dato dall’incrocio delle fibre vegetali così da conferire maggior resistenza alla struttura. Per lo stesso motivo negli elementi verticali (peduncolo e pilastri) le fibre vengono invece allineate parallelamente.
Ingegnosi architetti e abilissimi carpentieri, i calabroni, realizzano il nido costruendo più piani orizzontali e concentrici collegati tra loro verticalmente con dei pilastri; numero e dimensioni di questi dischi variano in base allo spazio a disposizione. Nel lato inferiore di ciascun piano vengono costruite, rivolte verso il basso, le cellette.
Ma come fanno le larve, a testa in giù, a contrastare la forza di gravità?

Covata aperta ed opercolata. Diversamente dalle api, i calabroni realizzano gli opercoli di covata con materiale sericeo.
Una sostanza appiccicosa secreta dalla regina durante la deposizione permetterà l’adesione di uova e larve al fondo; crescendo, la pressione esercitata dal proprio corpo sulle pareti laterali e l’ancoraggio del bozzolo sericeo in cui sono avvolte ne eviteranno lo scivolamento verso il basso. Uno sviluppo poco confortevole se paragonato alla comoda posa delle api durante la metamorfosi, adagiate nelle cellette e leggermente reclinate di 9-10 gradi verso l’alto.
Esternamente i favi vengono poi protetti e uniti tra loro da vari strati sottili che doneranno al nido la tipica forma ovoidale (se libero di espandersi) altrimenti, se dovrà adattarsi agli spazi di un ‘contenitore’, la costruzione avverrà alla bell’e meglio.
Impossibile non restare affascinati (e spesso punti!) davanti a queste meravigliose strutture che possono raggiungere e superare anche il metro di lunghezza.

Nido di Veciandò rinvenuto in una quercia cava a Long Island anni or sono.
Siamo giunti al periodo estivo e la colonia è sempre più in espansione; ad agosto una famiglia di Vespa crabro può contare diverse centinaia, anche un migliaio di individui. Come accade per le api, anche nei calabroni esistono curiosità biologiche che si prestano a veri e propri scioglilingua, come il fenomeno dell’aplodiploidia arrenotoca: verso la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, infatti, Antonia inizierà a deporre uova non fecondate dalle quali nasceranno maschi, segnando così la maturità sessuale della colonia.

Un esemplare maschio di Vespa crabro mentre conversa con alcune api (…chissà cosa si staranno dicendo!?). Nei calabroni la morfologia dell’apparato antennale rientra nel dimorfismo sessuale: la maggior lunghezza delle antenne (talvolta tipicamente curvate) permette di riconoscere facilmente i maschi dalle femmine che, come i fuchi delle api, non sono dotati di pungiglione.
Love is in the air…la fase riproduttiva.
La fondatrice è ormai stanca, un po’ invecchiata e non più in grado di secernere a sufficienza il feromone che rende sterili le operaie, così inizia l’allevamento delle future -potenziali- regine il cui numero può variare da 50 e 150, tuttavia si stima che solo circa il 10% di esse riuscirà a fondare una nuova colonia l’anno successivo.
Inevitabile il paragone con Vespa velutina che, non dotata certo di modestia, può arrivare ad allevare dalle 1000 alle 1500 potenziali regine con un picco massimo di 2000-4000 individui adulti nel nido.
In tarda estate-inizio autunno incominciano gli accoppiamenti, così maschi e femmine si mescoleranno il più possibile con individui di altri nidi.
Meno lussuriosa di Apis mellifera, o più probabilmente meno interessata alla variabilità genetica, la fecondazione di Vespa crabro ha luogo generalmente con un solo maschio (raramente con due o tre). Nei calabroni, le spettacolari acrobazie aeree dell’ape mellifera cedono il passo a modalità di accoppiamento più ‘sobrie’ ed ‘ordinarie’ in siti sopraelevati come rami, rocce, pali o tetti di edifici.

Scatto rubato dei coniugi Veccia durante l’accoppiamento
La regina, non più in grado di deporre, si allontanerà dalla sua famiglia e perirà di vecchiaia. Il nido è ormai in declino. Pian piano moriranno anche le ultime operaie e i maschi rimasti che potrebbero sopravvivere fino all’arrivo dell’inverno senza comunque superarlo. In realtà negli ultimi tempi, anche nel nostro Bel Paese – proprio come accade nei climi tropicali dove i nidi tendono ad essere perenni – sono state osservate colonie attive anche durante i mesi più ‘freddi’ dell’anno.
Le nuove regine feconde in previsione della diapausa invernale, hanno una buona scusa per mettere su adipe (beate loro!) e iniziano così un’assidua ricerca di zuccheri. A questo punto cercheranno un sito in cui trascorrere l’inverno: sotto terra, in un tronco, una catasta di legna, la cavità di un muro o il nido stesso che non di rado viene condiviso con altri insetti svernanti come coccinelle e rincoti.
Nella primavera successiva, le regine che riusciranno a superare l’inverno ricominceranno il ciclo.
Punti di vista
E’ cosa nota che gli apicoltori non siano entusiasti ammiratori delle signore Veccia Antonio, specialmente quando se le ritrovano a caccia di bottinatrici in apiario.

Appesa tra le fronde di un apiario, una vespa crabro si accinge a consumare un beeburger (il torace di un’ape) altamente proteico.
Per riabilitarne la fama sinistra, è bene però ricordare il ruolo ecosistemico dei calabroni in quanto predatori anche di insetti dannosi per le colture come afidi, mosche e parassiti. Inoltre, insieme alle cugine Polistes, sono formidabili serbatoi naturali del Saccharomyces cerevisiae, il lievito responsabile della fermentazione del mosto d’uva tanto da riuscire a conferire una tale tipicità al vino da legarlo indissolubilmente al luogo di produzione.

Tutto il materiale fotografico utilizzato nell’articolo è di libera consultazione.
In calce i riferimenti di ogni singola foto:
Nido primario By rubix – Own work, CC BY-SA 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2167186
Nido secondario By Wilhelm Zimmerling PAR – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=76898224
Nido By Wilhelm Zimmerling PAR – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=76898232
Covata By Gilles San Martin from Namur, Belgium – Asian hornet nest, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=114965061
Nido in tronco cavo di quercia https://commons.wikimedia.org/w/index.php?search=American_insects_%281904%29_%2817963555448%29&title=Special:MediaSearch&type=image
Maschio V. crabro By Mar S-Hornets and Wasps – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=88568859
Accoppiamento By Khruner – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=31694600
Caabrone che pasteggia con torace di ape: BeeAperol By Gilles San Martin from Namur, Belgium – Vespa crabro, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=114962546
V. crabro su uva By Kontraproduktivität – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=71141902
Bibliografia
Libri
Bosca Giovanni, 2019, Guida al riconoscimento di api, vespe, bombi e calabroni, Edizioni Montaonda.
Contessi Alberto, 2016, Le api. Biologia, allevamento, prodotti, Ed. Agricole.
Articoli
Bouchebti, S., Bodner, L. & Levin, E. Continuous exchange of nectar nutrients in an Oriental hornet colony. Commun Biol5, 1112 (2022). https://doi.org/10.1038/s42003-022-04095-0
Allan H Smith-Pardo, James M Carpenter, Lynn Kimsey, The Diversity of Hornets in the Genus Vespa (Hymenoptera: Vespidae; Vespinae), Their Importance and Interceptions in the United States, Insect Systematics and Diversity, Volume 4, Issue 3, May 2020, 2.https://academic.oup.com/isd/article-abstract/4/3/2/5834678
Ciclo vitale dei calabroni (genere Vespa)
https://www.kraugh.it/ciclo-vitale-dei-calabroni-genere-vespa/
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