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Installazione di un apiario
24 Mar 2020

Installazione di un apiario

Post by Valentina Larcinese

Complice la primavera che semplicemente si è avvicendata all’ autunno si freme per tornare in attività. Freme soprattutto chi si è messo in testa che quest’anno è il momento giusto per iniziare con l’apicoltura. Sarà stata quella del neofita una scelta assennata? Un neofita convinto non si può fermare ma solo assecondare (sempre corona virus permettendo!).

Partiamo con la preparazione del nostro nuovo apiario e quindi con la ricerca di un terreno adatto allo scopo.

Esposizione

I principali manuali di apicoltura, redatti in era pre-gloabal warming, consigliano caldamente di prediligere terreni con esposizione est o sud-est. Oggi forse è il caso di ripensare a quelle che fino a poco tempo fa erano ritenute verità dogmatiche.

Sarebbe bene scegliere dei terreni che consentano di “simulare” l’inverno e che in estate non espongano eccessivamente le arnie al solleone, quindi terreni che abbiano anche alberi decidui che possano fornire ombra e un minimo refrigerio in estate ma che in inverno siano assolati per almeno un paio di ore in modo da favorire il blocco di covata naturale.

Per la fisiologia delle api è fondamentale l’inverno: è la loro stagione di riposo, il periodo in cui la famiglia è impegnata a traghettare le api nate in autunno fino alla primavera. Se non si raggiungono le temperature adatte le api non formano il glomere e questo potrebbe sembrare un grosso vantaggio: le scorte sarebbero preservate perché non sarebbe necessario consumarle per produrre calore all’interno dell’alveare; ma ( e questo è un grosso ma) le temperature miti inducono la famiglia a continuare ad allevare, seppur non estensivamente, la covata. L’allevamento di covata erode la vitellogenina accumulata nei corpi grassi delle api, la cui conseguenza è la riduzione della loro longevità, quindi le api nate in autunno non avrebbero più la possibilità di sopravvivere fino alla primavera e ciò, infine, porterebbe la colonia al collasso.
Il blocco naturale di covata è fondamentale per ottenere la massima efficacia dei trattamenti invernali e per preservare le scorte, ma il più delle volte viene indotto dagli apicoltori con diverse pratiche.

Sono da evitare terreni eccessivamente umidi ed esposti ai venti.
L’eccessiva umidità, oltre a rovinare le arnie, potrebbe far scaturire diverse patologie come la covata calcificata o la peste europea.

Ubicazione

In questi ultimi anni la sensibilizzazione sulla tematica delle api ha portato addirittura ad avere la presenza di alveari in città dando vita al fenomeno dell’apicoltura urbana. Spesso la convivenza tra api e vicini può non essere idilliaca. La normativa vigente prevede, come riportato dall’ art. 896 bis del codice civile, che:
Gli apiari devono essere collocati a non meno di dieci metri da strade di pubblico transito e a non meno di cinque metri dai confini di proprietà pubbliche o private.
Il rispetto delle distanze di cui al primo comma non è obbligatorio se tra l’apiario e i luoghi ivi indicati esistono dislivelli di almeno due metri o se sono interposti, senza soluzioni di continuità, muri, siepi o altri ripari idonei a non consentire il passaggio delle api. Tali ripari devono avere una altezza di almeno due metri. Sono comunque fatti salvi gli accordi tra le parti interessate.
”.

Sarebbe opportuno che il nostro apiario non fosse lontano da casa nostra in modo da non trasformare una passione in un delirio a causa degli spostamenti e, soprattutto, che il terreno sia di facile accesso specialmente se siamo degli hobbisti e non abbiamo mezzi idonei.

Fonti trofiche

Di fondamentale importanza è la presenza delle fonti trofiche per la sussistenza degli alveari: bisogna valutare la presenza di colture estensive ed intensive, la presenza di terreni marginali, di terreni incolti, di aree boschive e non bisogna dimenticare di valutare attentamente anche l’avvicendamento delle fioriture appetibili per le api durante tutto l’anno. Per questa serie di valutazioni è utile dare una sbirciata ai numerosi articoli della sezione di questo sito dedicato alla botanica di interesse apistico.
Fondamentale è anche l’approvvigionamento idrico: l’acqua è indispensabile per l’allevamento della covata e per il mantenimento di temperatura e umidità all’interno dell’alveare. Onde evitare la presenza delle nostre api presso sottovasi, piscine dei vicini e contenitori vari d’acqua è preferibile predisporre degli abbeveratoi all’interno del nostro apiario immediatamente prima di popolare l’apiario con le colonie. Avere la presenza di fossi, stagni e fiumiciattoli in prossimità dell’apiario è una buona opportunità.

Disposizione delle arnie

Finalmente dalla teoria si può passare alla pratica iniziando a predisporre le arnie. Ma come?

E’ opportuno che gli ingressi siano rivolti verso sud poichè le api per loro natura costruiscono i favi con orientamento nord-sud.

L’ideale sarebbe disporre le arnie singolarmente sollevate dal terreno almeno 30 cm.
La disposizione singola degli alveari ridimensiona notevolmente il fenomeno della deriva.
Ma che cos’è la deriva? Partiamo dal fatto che per la nostra ape la disposizione dell’apiario non è una condizione naturale. Tutte le api, ad esclusione dell’ape dorsata che nidifica in gruppi, nidificano in luoghi isolati nascosti e ben riparati dalle intemperie e dall’occhio indiscreto dei predatori; il fatto di disporre le api ravvicinate favorisce il fenomeno per cui le api, di ritorno dalla bottinatura, possono rientrare in colonie a cui non appartengono (questo è il fenomeno della deriva) favorendo in tale modo il diffondersi di varroa e patologie.
Le guardiane consentono l’ingresso di api, appartenenti a diverse colonie, senza fare troppe storie se queste portano nutrimento per l’alveare.

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Se per qualsiasi motivo si dovesse optare per una disposizione ravvicinata è opportuno non fare file molto lunghe.
E’ preferibile avere arnie sollevate da terra perché in questo modo si preservano sia le arnie dal deterioramento del legno, sia la famiglia dall’insorgere di patologie come la covata calcificata.

In qualsiasi caso, ma soprattutto con arnie allineate, per ridimensionare il fenomeno della deriva è bene alternare colori e simboli all’ingresso delle arnie.

Una disposizione che consente di limitare il fenomeno della deriva è quella circolare con gli ingressi disposti verso il centro: le api dovendo entrare dall’alto nell’arnia riescono a distinguere meglio il proprio alveare e quindi a non confondere l’ingresso.

Fondamentale è avere dei supporti in grado di resistere all’incremento di peso degli alveari durante il periodo produttivo.

A questo punto  non resta che posizionare in bella vista il cartello identificativo e travasare le famiglie nelle arnie. Buon lavoro!

P.s. Per realizzare il tuo apiario puoi prendere ispirazione dall’esperienza del nostro socio e puoi anche farti un’idea dei costi di realizzazione.

2 Comments

Giovanni Battista Alberti Novembre 4, 2020 at 4:56 pm - Reply

Complimenti.! Seguirò i Suoi consigli. Per la installazione di un apiario di max trenta famiglie da collocare nel Chianti Sienese, mi sono posto il problema delle temperature
stagionale che raggiungono -10/15 gradi di inverno e + 40 -45 gradi nei mesi di luglio e
agosto.A mio avviso per stemperare queste punte di freddo e caldo, intenderei
costruire un portico in legno di larice/castagno con doppia parete riempiendo lo spessore con un foglio di polistirolo di circa 10-12 cm.Altrettanto per quanto riguarda il
tetto che oltre la camera d’aria normale per i tetti freddi e la aggiunta di polistirolo,
intenderei posizionare pannelli fotovoltaici e utilizzare la energia prodotta nella
Struttura aziendale. Cosa ne pensa ?Grazie molte.

    Valentina Larcinese Novembre 5, 2020 at 8:44 am - Reply

    Per quanto riguarda la capacità sociale di termoregolazione le api non sono seconde a nessun organismo. Bisogna assecondare l’inclinazione naturale delle api e allevarle nelle loro condizioni più favorevoli senza eccedere eccessivamente nell’essere protettivi. Per l’estate, se le arnie sono continuativamente in pieno sole, sicuramente una semplice tettoia può essere utile.
    Per quanto riguarda il posizionamento di pannelli fotovoltaici, sono da considerare soprattutto il peso aggiuntivo del tetto e la fragilità del materiale nel momento in cui si visitano le famiglie; inoltre i cavi potrebbero non agevolare il lavoro di controllo delle colonie.

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